• Sessualità dopo parto

    Spesso le neo-mamme perdono interesse verso la vita sessuale e di coppia. I motivi possono essere diversi. Innanzitutto, l’attività frenetica di accudimento del neonato sottrae tempo ed energia a ogni altra attività, compresa quella sessuale. Lo stress di questo periodo può anche arrivare a inibire a livello biologico le pulsioni sessuali.Inoltre, con la gravidanza e il parto, il corpo è cambiato e spesso non si accorda più con i propri abituali canoni estetici: l’immagine di sé come donna fisicamente attraente può essere danneggiata, e a questo può conseguire un crollo del desiderio. Diffusi pregiudizi sociali dipingono un’immagine di “mamma” completamente asessuata, non “sporcata” da connotazioni erotiche. Se la donna inconsciamente aderisce a questo stereotipo, il rifiuto della sessualità sarà inevitabile. Ligia all’immagine della “madre perfetta”, la donna si sente investita di enormi responsabilità, e il dovere diventa l’unica linea guida nell’organizzazione della propria giornata: il piacere (specialmente quello erotico) esce dalla lista delle priorità.

    A volte capita che anche l’uomo veda la neo-mamma esclusivamente nella sua veste “sacra” e dunque “inviolabile”. Più spesso però il partner fa pressioni per riprendere la vita sessuale, e questo può essere percepito dalla donna come un’altra richiesta cui far fronte, l’ennesima pretesa che va ad aggiungersi a quelle del “piccolo tiranno”. Alcune donne si “innamorano” perdutamente del proprio bambino. Le attenzioni, le coccole e il contatto fisico (un tempo indirizzati al partner) diventano esclusivamente diretti al loro nuovo “oggetto d’amore”. Si forma una fortissima diade madre-figlio, in cui non c’è posto per nessun altro. A volte le nuove condizioni di vita imposte dall’arrivo del figlio sono incompatibili con la concezione di sessualità della donna. Per esempio, chi ha sempre considerato la spontaneità un ingrediente essenziale dell’erotismo, troverà estremamente difficile fare i conti con la routine imposta dal figlio: una programmazione dell’intimità con il partner verrà considerata inaccettabile.

    Per queste e altre ragioni, dunque, l’arrivo di un figlio può interferire pesantemente con la vita sessuale. A tutto ciò vanno aggiunti fattori organici che possono rendere dolorosi i rapporti.

    Nella donna che allatta i livelli di estrogeni sono bassi e questo, analogamente a quanto accade dopo la menopausa può creare un’estrema secchezza vaginale e una ridotta lubrificazione vaginale al momento del rapporto, sia per effetto diretto (la vagina è già in partenza più asciutta) sia perché la paura di sentir male o ancor peggio il fastidio avvertito ai primi tentativi di penetrazione sono potenti inibitori del riflesso di lubrificazione che accompagna l’eccitazione.

    L’allattamento aumenta inoltre la sensibilità del seno che può renderne sgradevole la stimolazione durante il rapporto.

    Il rapporto (o il tentativo di avere un rapporto) in assenza di un’adeguata lubrificazione vaginale è responsabile di microlesioni del vestibolo (cioè l’entrata della vagina) che creano infiammazione (vestibolite vulvare) e ulteriore aggravamento del dolore. In risposta al dolore, o alla paura di avvertire dolore, si crea una contrattura dei muscoli che circondano la vagina, determinando così ancora una volta dolore al tentativo di penetrazione. Infine la cicatrice che consegue all’episiotomia e alle lacerazioni da parto, determina, essendo il tessuto cicatriziale poco elastico, ulteriore dolore.

    Il dolore ai rapporti dopo il parto non è comunque, come si può immaginare valutando i fattori causali, prerogativa delle donne che hanno partorito per via vaginale ma compare anche nelle donne sottoposte a taglio cesareo.

    Insomma, vari fattori, fisici e psicologici, possono disturbare la vita sessuale della neo-mamma. E’ allora importante impegnarsi nella ricerca di spazi di intimità che aiutino a mantenere, anche in questo complicato periodo, una soddisfacente vita di coppia.

    Ringrazio per l’aiuto nella stesura di queste poche righe il Dott. Silvano Traverso.

  • Vaginismo

    Il vaginismo è un disturbo sessuale che rende impossibile la penetrazione o la rende dolorosa.

    Consiste in una contrazione riflessa (e pertanto involontaria e inevitabile) e dolorosa dei muscoli che circondano l’ingresso della vagina. Il dolore e/o l’impossibilità alla penetrazione non dipendono da difetti anatomici o malformazioni ma si determinano in presenza di genitali assolutamente normali. A questo consegue l’inutilità della terapia chirurgica.

    Questo riflesso si manifesta anche in corso di visita ginecologica rendendola talora dolorosa o impossibile.

    L’entità della contrazione è molto variabile; può essere lieve, creando solo un minimo senso di fastidio o di disagio, o massima rendendo, come già detto, impossibile la penetrazione.

    Il vaginismo coesiste con un normale desiderio sessuale, una normale eccitazione e anche con la possibilità di raggiungere l’orgasmo tramite la stimolazione del clitoride; si manifesta soltanto in relazione con il tentativo di penetrazione.

    Talora è il vaginismo che determina rifiuto e paura della penetrazione, talora è il contrario: il vaginismo si determina cioè come conseguenza di questo timore. Spesso è scatenato da un rapporto resosi doloroso per una concomitante patologia ginecologica (esempio una vaginite); nonostante la risoluzione del problema sarà proprio la paura del dolore a determinare il riflesso di contrazione e quindi il dolore stesso.

    Il trattamento, che nella maggior parte dei casi porta alla scomparsa del disturbo, consiste nel bloccare la reazione riflessa e involontaria e utilizza incontri con la paziente o con la coppia e esercizi a casa assegnati alla paziente e/o alla coppia.

  • Sessualità in menopausa

    Sono le persone più infelici quelle che più temono il cambiamento (Mignon McLaughlin).

    La menopausa troppo spesso viene vista e vissuta secondo lo stereotipo di qualcosa che finisce o ancor peggio, quando viene considerata l’inizio di qualcosa, questo qualcosa è l’invecchiamento. Non è così. La menopausa non è che un cambiamento e come tale sicuramente spaventa, sicuramente richiede fatica e adattamento.

    La vita di ogni individuo è segnata da “crisi” che non senza difficoltà preludono a uno stadio successivo: pensate semplicemente alla pubertà e all’adolescenza e ai momenti difficili che esse vi hanno procurato; poi però ciò che ne è seguito non è stato certo la fine di qualcosa; lo stesso vale per l’ingiustamente temuta menopausa spesso capro espiatorio dei più eterogenei problemi a essa solo concomitanti e non conseguenti.

    I cambiamenti a essa successivi interessano molteplici aspetti della vita fisica, sociale, relazionale e psicologica della donna e pertanto coinvolgono anche la sessualità.

    Cosa succede quando una donna va in menopausa? Ormai lo si legge e rilegge ovunque e sicuramente non è per informarvi di questo che scrivo queste poche righe. L’ovaio cessa di funzionare e pertanto, oltre a rendere impossibile, se non con le moderne tecniche di riproduzione assistita, il concepimento, cessa o si riduce enormemente anche la produzione ormonale (estadiolo, progesterone e testosterone).

    Il calo nella produzione ormonale è responsabile solo in parte dei cambiamenti della sessualità dopo la menopausa!

    Fattori ormonali

    La riduzione degli estrogeni determina effetti locali, quali secchezza vaginale (e con essa dolore alla penetrazione), progressiva atrofia delle piccole e delle grandi labbra, riduzione della peluria del pube, e effetti generali come vampate di calore, disturbi dell’umore e del sonno.

    La riduzione del testosterone è invece responsabile del calo del desiderio che determina un rallentamento nella risposta sessuale (prima della menopausa possono bastare 15-20 secondi per raggiungere un buona lubrificazione vaginale mentre in menopausa sono necessari alcuni minuti) con ulteriore aggravamento degli effetti locali: la vagina è già più asciutta e in aggiunta la lubrificazione al momento del rapporto è più lenta. Il rapporto (o il tentativo di avere un rapporto) in assenza di un’adeguata lubrificazione vaginale è responsabile di microlesioni del vestibolo (cioè l’entrata della vagina) che creano infiammazione (vestibolite vulvare) e ulteriore aggravamento del dolore. In risposta al dolore, o alla paura di avvertire dolore, si crea una contrattura dei muscoli che circondano la vagina, determinando così ancora una volta dolore al tentativo di penetrazione.

    Tutto questo determina l’instaurarsi di un circolo vizioso progressivamente ingravescente che va interrotto quanto più precocemente possibile!

    Fattori non ormonali

    La risposta sessuale però non dipende solo da fattori ormonali. Pertanto quanto sopra descritto, sebbene a prima vista allarmante e scoraggiante, è solo uno degli aspetti che determinano la buona o l’inadeguata realizzazione dei rapporti sessuali.

    Il desiderio sessuale risente infatti di altre condizioni: preoccupazioni economiche, stress lavorativi, problemi familiari, fattori psicologici, conflitti col partner e la diminuzione dell’innamoramento sono sicuramente responsabili del cambiamento in peggio della vita sessuale in modo meno appariscente e meno identificabile ma probabilmente più determinante di quanto non facciano le condizioni ormonali.

    Lo stereotipo di menopausa come momento di invecchiamento finale viene letto dalla donna come il passaggio da un fisico sessualmente attraente a un corpo che invecchia e che diventa quindi inadeguato ai rapporti sessuali.

    Tutto questo determina progressiva crescita del senso di insicurezza e di inadeguatezza sessuale oltreché riduzione dell’autostima che culmina col senso di colpa di non essere capace di assecondare il partner e che ancor peggio fa sì che la donna si sottoponga al “tormento” del rapporto sessuale non desiderato e doloroso.

    Altri ostacoli si frappongono tra la donna in menopausa e la normale vita sessuale: malattie croniche come il diabete, la pressione alta e soprattutto la depressione agiscono sia in maniera diretta, sia in maniera indiretta (molti farmaci utilizzati per il trattamento di queste malattie determinano riduzione del desiderio) accrescendo il senso di inadeguatezza fisica e psicologica al rapporto.

    Quanto scritto sinora, a una lettura superficiale non può che apparire come il preludio a una catastrofe; non è così.

    Gli elementi sopradescritti non sono sempre tutti manifesti contemporaneamente: alcune donne ne avvertiranno alcuni, mentre altre donne ne avvertiranno diversi. In genere fortunatamente, si presentano solo pochi dei sintomi riportati.

    Quel che è incoraggiante, come già sottolineato, è che se alcuni fattori sono immodificabili, su altri si può intervenire facilmente.

    Il primo passo consiste nel lavorare per adeguarsi ai cambiamenti.

    Al momento del rapporto, i tempi andranno modificati per dare il tempo di raggiungere una buona lubrificazione e per ottenere un sufficiente rilassamento muscolare; la coppia dovrà riimparare a conoscersi e a assecondare le nuove esigenze del partner e della partner.

    Occorrerà poi cancellare tutti i luoghi comuni e gli stereotipi della menopausa e godersi così un qualcosa di diverso e non qualcosa di peggio.

    Spesso all’età in cui la donna va in menopausa i figli non sono più in casa e la coppia può ritornare a essere tale anche sessualmente! I momenti di intimità sono finalmente più frequenti!

    La terapia farmacologica (ormonale e non) sistemica e locale ha sicuramente un ruolo importante ma a dimostrare che il ruolo non è prioritario ho omesso di parlarne…

    Fate in modo che la menopausa sia solo quello che realmente è: un cambiamento; non considera tela una perdita; dedicatevi a voi stesse e alla vostra femminilità!